In viaggio con Fabio Genovesi

Quando un breve viaggio diventa un’avventura tra le parole e gli aneddoti: ecco cosa mi è successo facendo un breve viaggio in auto con Fabio Genovesi. Un’occasione per parlare di “Il mare dove non si tocca” ed. Mondadori.

Sottolineando:

– Fabio è un uomo molto alla mano, ama la solitudine e si sforza di vivere l’attimo;

– Il mare dove non si tocca è quasi totalmente autobiografico;

– Il suggerimento di Fabio che emerge dal libro: accettare le proprie “stranezze”.

Quanto c’è di autobiografico in Il mare dove non si tocca?Molto, quasi troppo. Si parte dalla vera storia della mia infanzia ed era così assurda e interessante che mi sembrava piacevole da raccontare. Lo zio di cui si parla nel libro è venuto veramente a scuola, così come tutti i miei zii erano persone eccentriche nella realtà di tutti i giorni. Spesso mi venivano a prendere a scuola e mi portavano via, non ero mai certo di restare a scuola fino alla fine della mattinata.

Nel tuo libro spesso si fa riferimento al destino, che ruolo ha il destino nella tua vita?Per me è quasi tutto e ritengo che questa visione delle cose sia affascinante. Nella vita si ha la tendenza ad organizzare e pianificare, ma poi sappiamo che tutto è in mano al caso. Alla fine la vita è tutto che ci succede mentre noi ci organizziamo. Però talvolta dobbiamo far finta di non saperlo, perché altrimenti vivremmo tutto troppo “a caso”.

«La paura non ha senso, è una stronzata», si legge nel libro; e per te, Fabio, cosa è la pauraTalvolta io ho paura, ma cerco sempre di ricordarmi quanto è tutto meravigliosamente casuale e cerco così di contrastarla. Mi sforzo di pensare al presente, a quello che mi meraviglia, al mondo naturale, alle piante, ai fringuelli che fischiano in modo diverso in ogni regione… La vita è piena di meraviglie imprevedibili, quindi non serve avere paura, bisogna affidarsi. Rimuginare troppo e avere paura crea una gabbia e, visto che pensare difficilmente aiuta nelle scelte della vita, meglio evitare. Mi sforzo di vivere le cose fino in fondo senza starle ad anticiparle.

«La normalità è la stranezza più grande che ci sia»: è vero per te? La normalità non esiste, è un calcolo matematico, è una media di tante persone strane. Quando penso che una persona sia normale, mi concedo almeno altre due cene perché so che non può essere così! Tutti siamo strani, l’importante è essere se stessi, appassionati e accettarsi nelle proprie stranezze. Se si coltiva la propria originalità si piace di più a se stessi e, alla fine, anche agli altri.

«Alle feste dell’Unità si lavorava per salvarci adesso, in chiesa per salvarci nell’Aldilà». Sei credente?Sì credo nell’aldilà, sono cristiano. Del resto il mondo è così magico, è essere atei che sarebbe un atto di fede. Tutta la magia della vita non è spiegabile solo con la scienza. Io vivo pensando all’esistenza di qualche cosa di più grande, di misterioso.

Se sei curioso di saperne di più puoi leggere altre domande e risposto di Fabio su www.criticaletteraria.org

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