La cucina e il cuore di Francesca

Un incontro nato dal feed di Instagram. Fa strano ma è vero!

Durante il primo lockdown mi è comparso nel feed un post di Francesca che mi aveva catturata, sono andata a leggerla e ho iniziato a seguirla, moooolto incuriosita. Nei suoi post ho trovato sempre precisione, misura, profumo di cibo unito ai ricordi, una grande sensibilità che dialogava con gli ingredienti. Così sono poi passata al suo blog dal quale ho tratto numerose ricette anche super semplici, proprio come piace a me.

Nel tempo abbiamo iniziato a scriverci e, solo dopo qualche settimana, ho realizzato che Francesca abita nella mia città!

Finalmente siamo riuscite ad organizzare un incontro, nella nostra piazza, nel cuore pulsante di Abbiategrasso. Nonostante non siamo proprio coetanee, eh sì Francesca è decisamente più giovane di me, è nata subito una grande sintonia. Abbiamo chiacchierato un sacco, ci siamo raccontate le nostre fragilità e le nostre “complicazioni” legate ai vari problemi di salute. Francesca è una giovane donna che ha sofferto mantenendo il sorriso e la voglia di fare, senza mai risparmiarsi. Ha grinta da vendere, palato sopraffino, pazienza e sapiente attesa nell’ottenere i risultati culinari e non solo.

Il suo blog https://www.friendlykitchen.it/è uno di più seguiti in ambito food, la sua penna una della più richieste tra i vari siti di cucina e non solo.

Ecco la nostra chiacchierata con una sorpresa: una ricetta facile ed originale adatta all’autunno che è alle porte.

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Chi è Francesca descritta da Francesca? Domanda da un milione di dollari! Quando mi chiedono di descrivermi mi trasformo sempre in una sorta di statua di ghiaccio. È una domanda la cui risposta ha del misterioso, nel senso che a volte ci sono aspetti del mio carattere, soprattutto quelli più istintivi, che sfuggono persino a me. Una mia grande amica appassionata di oroscopi si ostina a dire che alcuni miei lati un po’ criptici sono inevitabili dato sono del segno dei gemelli. Io penso semplicemente che ogni giorno sia un giorno nuovo, e che io sia semplicemente una persona che si impegna quotidianamente, senza sentire il bisogno di dare troppe spiegazioni a chi le sta intorno, ad adattare i suoi valori solidi e imprescindibili a ciò che la vita propone, nel bene e nel male.

sottolineando di Elena Sassi

Qual è stata l’esperienza di vita che pensi ti abbia formata maggiormente? Ho sempre pensato che nella vita non ci sia nulla che possa andare sprecato. Tutto – proprio tutto – è utile, qualcosa però è fondamentale. Negli ultimi quattro anni, fino a quando la pandemia ha interrotto tutto, ho avuto la possibilità di lavorare come volontaria con un piccolo gruppo di ragazzi del Centro diurno dell’Istituto Sacra Famiglia ad Abbiategrasso. Si trattava di laboratori di cucina sviluppati con attività proporzionate alle disabilità dei ragazzi, pensate e realizzate con grande entusiasmo, impegno e fantasia insieme alle educatrici che hanno promosso e seguito il progetto. Grazie alla grandissima professionalità di queste ultime sono stata accompagnata, con delicatezza e allo stesso tempo con fermezza, in un percorso che è sicuramente servito più a me che ai ragazzi. L’incontro con la complessità delle disabilità è qualcosa che costringe ad essere assolutamente pratici, a spogliarsi in pochi minuti da ogni sorta di struttura mentale costruita o in qualche modo suggerita dalla società, dai tabù, dai pregiudizi o da uno stato di ignoranza che può comprende anche il solo fatto di non conoscere. Durante questi laboratori ho toccato con mano sia la grande difficoltà di un semplice gesto come tagliare un panino per farcirlo, sia l’esplosione di una gioia indicibile e la grande meraviglia per un piccolo, enorme progresso avvenuto dopo mesi. In quegli incontri nulla era mai scontato, nulla era mai semplice, nulla era mai perfetto, ma tutto quello che abbiamo cucinato ha sempre avuto un sapore delizioso.

Come è nata la tua passione per la cucina? Nella mia famiglia, sia da parte di mamma che di papà, il cibo ha sempre avuto un ruolo importantissimo. Compleanni, anniversari, momenti difficili da superare insieme, feste di ogni tipo, occasioni da celebrare o periodacci da esorcizzare hanno sempre avuto l’onore di tavole imbandite, un’infinità di antipasti, almeno tre primi, tre secondi con relativi contorni, formaggi con mostarda, tripudio di frutta e dolce. Tutto, o quasi, rigorosamente preparato in famiglia e consumato nell’arco di un’intera giornata trascorsa insieme a parenti e amici. A casa mia e dei miei zii, attraverso il cibo e attraverso le domande “Hai mangiato?” o “Restate qui a cena?” è sempre passato, e passa ancora oggi, un messaggio tacitamente affettuoso nei confronti delle persone a cui le domande vengono rivolte. Premesso ciò ti direi che la mia passione per la cucina fa parte del mio bagaglio genetico, e non poteva essere altrimenti. È bastato un Dolce Forno Harbert portatomi da Gesù Bambino quando avevo cinque anni per confermare che la strada del “Ti ho preparato un po’ di biscotti” sarebbe proseguita per un’altra generazione dopo quella dei miei nonni e dei miei genitori.

Qual è il piatto che in assoluto ti viene meglio? E il tuo piatto preferito? Il piatto che mi viene meglio, secondo pareri che girano tra amici e famiglia, è il risotto con la zucca. Io avrei pensato più a qualche piatto di carne (tipo la tacchinella al forno) o a un dolce (come la Pavlova), ma il furor di popolo non può essere messo a tacere. Il mio piatto preferito invece è il vitello tonnato che prepara mia zia Giovanna. Ha una cremina da rimetterti in pace con l’universo appena l’assaggi.

Ci consigli una ricetta per questo periodo dell’anno? Ho scelto la ricetta del Pumpkin spice latte, una bevanda confortante molto conosciuta all’estero e un po’ meno in Italia, ma è semplice da realizzare e può essere considerata quasi una sorta di dessert.

Ingredienti per 2 persone:

2 bicchieri scarsi di latte freddo

2 tazzine di caffè (potete utilizzare anche il caffè decaffeinato o il caffè d’orzo se avete problemi con la caffeina)

1 cucchiaio stracolmo di polpa di zucca già cotta

½ cucchiaino di cannella in polvere + 1 pizzico

½ cucchiaino di zenzero in polvere

100 ml di panna liquida

2 cucchiaini scarsi di zucchero di canna

Procedimento:

Mescolate le spezie e lo zucchero, versate il mix sulla polpa di zucca e amalgamate.

Montate la panna e tenetela in frigorifero fino al momento in cui vi occorrerà.

Preparate il caffè.

Prendete il latte freddo e tenetene da parte una piccola quantità (regolatevi per la misura con un bicchierino abbondante da liquore), poi scaldate il resto.

Quando il latte sarà caldo, usatelo per stemperare la polpa di zucca speziata e aggiungete il caffè, amalgamando con cura.

Dividete la bevanda in due tazze.

Montate il latte freddo tenuto da parte con lo strumento che si utilizza solitamente per il cappuccino. Versate il latte freddo e schiumoso nelle tazze sopra il latte caldo, dolce e speziato.

Arricchite con un cucchiaio della panna che avete montato precedentemente.

Concludete in bellezza con una leggera spolverata di cannella.

Scrivere di cucina è la tua attività professionale, come sono nate le tue collaborazioni? Nel gennaio del 2012 nacque il blog Creazioni Fusion or Confusion (poi diventato Friendly Kitchen), pensato, voluto e creato con Giovanna Hoang. Rispetto ad oggi, quasi dieci anni fa i blog avevano una struttura e, oserei dire, un significato molto diverso da quelli che hanno assunto negli ultimi anni. Per me e Giovanna era un campo totalmente nuovo e inesplorato, ma grazie a un po’ di tenacia e a qualche premio ricevuto durante alcune manifestazioni di settore nel primo anno di vita del blog, alcune aziende hanno iniziato a contattarci abbastanza presto per delle collaborazioni. Il mondo del food, in costante cambiamento soprattutto nell’oceano del web, ha vissuto diverse fasi e seguirle non è sempre stato semplice. La cosa bella per me è stata poter cambiare, in alcune occasioni, anche la tipologia di lavoro riuscendo a portare avanti i miei due principali interessi, la scrittura e la cucina, partecipando anche a bellissimi progetti per la pubblicazione di libri (come Intolleranza Fottiti di Tiziana Colombo, edito da MoreMondadori). Un lavoro come il mio non è mai totalmente programmabile e ha tempi lunghi o strettissimi a seconda dei progetti, ma ho sempre avuto la fortuna di scrivere o di collaborare con persone e aziende con cui spesso si è creato un buon rapporto che è continuato nel tempo. Insomma, io nel “chi semina raccoglie” ci ho sempre creduto, e forse non solo io.

Hai mai pensato di partecipare a Master Chef o ad altre trasmissioni di cucina? Mai. Prima di tutto perché non amo per nulla il fatto di comparire in video e quando mi è capitato di doverlo fare è stata davvero una faticaccia. Pensa che per lo stesso motivo non faccio mai nemmeno delle semplici storie o dirette su Instagram. Non mi sento a mio agio e non credo nemmeno che siano così necessarie per me visto che non sono un personaggio pubblico e non aspiro a diventarlo. Il secondo motivo, non meno importante, è che non ho mai avuto la presunzione o l’ambizione di diventare una chef, soprattutto se per farlo è necessario sbaragliare l’avversario a suon di piatti spettacolari e ingredienti wow. Ognuno ha il suo carattere e il suo modo di cucinare. La creatività può essere usata come ingrediente o come tecnica, ma la cosa importante per me è che non venga massacrata da ansie da prestazione o competizioni da sostenere con il proverbiale coltello fra i denti. In più credo fortemente nell’importanza di un’istruzione solida in ogni campo, e io in cucina so solo quello che ho imparato guardandomi in giro, facendo tante domande e approfondendo per conto mio gli argomenti che più mi hanno interessato di volta in volta.

E poi, lavorativamente parlando, la cucina mi piace molto di più raccontarla e sentirla raccontare.

Il tuo sorriso e la tua allegria sono contagiosi: il tuo segreto di vita? C’è una frase di Stevenson che ho letto molto tempo fa e che mi è sempre sembrata un ottimo consiglio: “Tieni per te le tue paure, ma condividi con gli altri il tuo coraggio”.

Hai un sogno nel cassetto o un sogno che vorrei realizzare? Ne ho diversi, e nonostante ce ne siano di grandi, di grandissimi, di piccoli e di piccolissimi, per me sono tutti ugualmente importanti. Non ne parlo mai con nessuno, perché aprire quel cassetto davanti a qualcuno potrebbe togliere un po’ di quell’aura magica che è fondamentale per i sogni e che io nutro ogni giorno con forza e speranza.

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