Ho incontrato per la prima volta Valeria più di due anni fa, eravamo sedute vicine ad una presentazione. Quella volta abbiamo scambiato solo qualche parola, era settembre, eravamo alla Triennale di Milano e faceva molto caldo.

Poi nei mesi successivi ci siamo viste sempre più spesso e, oltre a parlare di libri, abbiamo iniziato a raccontarci della nostra passione per gli USA, delle nostre esperienze lavorative e, qualche volta, anche di trucchetti per non ingrassare….eh noi donne alla fine condividiamo le esperienze.

Con il passare del tempo abbiamo iniziato anche a scambiarci via wapp le nostre impressioni dopo alcune letture, insomma ancora una volta i libri mi hanno portato ad incontrare belle persone.

Sin dal primo incontro, di Valeria mi aveva colpito il suo sguardo aperto, dolce, i suoi occhioni azzurri parlano da soli. Il suo approccio pacato mi ha sempre generato pure un po’ di sana invidia…e anche di questo abbiamo parlato.

Valeria ama molto il suo lavoro, è una psicologa, psicoterapeuta della famiglia, psicodiagnosta ed esperta nel trattamento del Gioco d’Azzardo Patologico. E questa passione, unita alla sua esperienza, la sta mettendo a disposizione anche sui social, soprattutto su Instagram, (appunto @unapsicologaincitta) con un’attività costante di divulgazione e di consigli su ansia, dipendenze, stati d’animo anche legati, soprattutto ora, all’isolamento sociale.

In questi giorni non ci siamo ovviamente viste, ma abbiamo fatto una lunga chiacchierata al telefono.

Ecco, questa volta intervisto Valeria. Le mie interviste sottolineate, come sempre, sono per me un’occasione per far conoscere persone di valore.

Quando e come hai deciso che fare la psicologa sarebbe stata la tua strada? Direi che ho avuto le idee chiare fin dall’inizio, come se l’avessi sempre saputo. Mi spiego meglio. Sin dalle elementari ero affascinata dagli alberi genealogici delle famiglie, via via l’interesse si è ampliato per cercare di capire cosa sentiamo, come ragioniamo, cosa succede nelle dinamiche familiari. Ho frequentato il liceo Psicopedagogico a Varese, nella mia città natale. Poi ho studiato all’Università Cattolica psicologia clinica e relazioni familiari e poi, a seguire, ho completato il percorso con la scuola per diventare psicoterapeuta. Una strada lunga, ma è stata proprio la mia strada.

Come è nata la tua passione per i libri? Ho sempre letto, anche da bimba, spesso andavo in biblioteca a leggere. Negli anni dell’università le mie letture erano principalmente legate a libri specialistici e a saggi. Nel 2005 durante la mia tesi negli Stati Uniti ho letto molti articoli scientifici.

Ecco che arriviamo agli Usa! Il tutto parte da una mia zia, la stessa con la quale mi divertivo a ricostruire gli alberi genealogici, viaggiava molto e respiravo il suo senso di libertà e di curiosità che la caratterizzava.

Appena ho potuto sono andata a New York grazie al professore con il quale ho scritto la tesi e ho vissuta con una signora e il suo cane, insomma ho abitato la città da newyorkese …e poi ogni due o tre anni sono sempre ritornata negli Stati Uniti, mete diverse, stessa passione.

Veniamo al tuo lavoro, come riesci a mantenere la tranquillità quando ti confronti con i casi più spigolosi?Innanzitutto durante gli studi e gli anni di psicoterapia si lavora molto su se stessi. E poi lavoro sempre con un supervisore. Io seguo un approccio basato sulla relazione, quindi anche in questi incontri con il supervisore ci sono un gruppo di colleghe, il confronto è per me importante. Il lavoro su me stessa è sempre volto a rimettere in prospettiva le cose, solo così posso poi essere d’aiuto agli altri. Io credo che sia importante confrontarsi con gli altri, non sentirsi mai soli, così ne scaturisce linfa da portare nelle terapie.

E poi l’esperienza è importante. Il lavoro nel servizio pubblico per dipendenza e giocatori d’azzardo, nelle scuole con le varie dinamiche familiari sono un continuo arricchimento.

Non si finisce mai di studiare…io credo nella formazione continua.

Cosa ami di più e cosa di appassiona di meno del tuo lavoro? Mi annoia di più la parte burocratica e tutto quello che è back office. Nel privato faccio tutto da sola, mentre per fortuna nel pubblico c’è più condivisione anche degli aspetti “amministrativi”. Certamente la parte più bella in assoluto è quando un paziente mi dice “Dottoressa, questa cosa non l’avevo mai vista in questo modo”. Ecco il fatto di aiutare a trovare un nuovo equilibrio  mi riempie di soddisfazione.

A proposito di soddisfazione, il tuo lavoro sui social sta diventando sempre più attivo e seguito. Sono contenta di questa aspetto. Si è creata una community di persone rispettose e portare contenuti mi fa stare bene. Il fatto che le persone apprezzino mi da energia a continuare e mi fa capire che c’è sempre più interesse verso i temi che tratto. All’inizio mi ero focalizzata più sui libri, ma poi ho pensato che poteva essere utile portare la mia voce, attraverso le mie competenze, insomma come un dovere sociale.

Veniamo ai libri, anche perché è grazie a loro che ci siamo incontrate. Qualche consiglio? In questo periodo non per tutti è facile leggere. Per chi fatica a trovare la voglia di leggere consiglierei le saghe familiari, a partire dalla “Saga dei Cazalet” di Fazi. O anche un fantasy, io ho amato molto “L’attraversaspecchi” per E/O Edizioni.

A proposito di storia di famiglia, la mia passione, ho appena finito “Prima di noi”  di Giorgio Fontana , Sellerio. Avevo letto 100 pagine prima di incontrarlo alla libreria Gogol e quell’incontro è stato così stimolante che poi l’ho letto d’un fiato: un libro che definirei pazzesco!

Io adoro anche la Lacey e il suo ultimo libro “A me puoi dirlo”, Sur, non ha deluso le mie aspettative.

Mi sento anche di  suggerire i graphic novel, Bao Publishing è un pozzo di bei libri, magari si potrebbe partire da “Il Porto Proibito” di Stefano Turconi e Teresa Radice.

Ascolti anche audio libri? Sì tantissimi, il mio ultimo è stato Gotico Americano di Arianna Farinelli. Ho iniziato ad ascoltarli due anni fa quando viaggiavo molto per lavoro e da lì non ho mai smesso. Ora sono la mia coccola serale!

Come non approfittare per chiederti qualche consiglio su come gestire questo periodo così difficile per tutti?Cercare di essere clementi con se stessi, rallentare e sforzarsi di rimettere in prospettiva le cose.

2 commenti su “Valeria. Una psicologa in città. Amica di libri”

  1. newwhitebear

    sempre interessanti le tue interviste che mettono a nudo le anime delle tue ospiti.
    Persona gradevole lei, persona intellegente tu.
    Un abbraccio

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