Un incontro casuale quello con Alli, dal parrucchiere. Io detesto andare dal parrucchiere (infatti si vede), così mi sono portata da leggere. Alli era di fianco a me, sorridente. Così ho pensato “ma guarda come è felice, qui, questa bella signora”!.

Del tutto in modo causale abbiamo iniziato a chiacchierare e così ho scoperto che Alli Beltrame ha appena pubblicato un libro per Mondadori “Invece di dire…Prova a dire…Le parole per educare i bambini con amorevole fermezza“.

Come ben sai bimbi in casa non ne ho più, ma il suo approccio di dialogo con i figli mi è piaciuto molto e così…ecco una nuova intervista sottolineata!

Alli, ci racconti il tuo percorso professionale?

Sono una counsellor professionista di stampo rogersiano con una specializzazione sulla comunicazione efficace di Thomas Gordon. Essendo anche mamma di tre bambini, il passo verso i genitori è stato quasi automatico.

Quali sono i pilastri di quella che definisci una educazione responsabile ed empatica? Ascolto dei bisogni del bambino, prima di tutto. Cosa sta cercando di comunicare il piccolo con il suo comportamento? Come si sente? Un buon esercizio è: come mi sentivo io alla sua età nella medesima situazione?

Sei mamma di tre ragazzini, sono la tua “palestra”? Direi proprio di sì, ogni giorno affronto le stesse gioie e gli stessi dolori di qualsiasi genitore e mi metto alla prova.

Concentriamoci sull’adolescenza, periodo delicato, qual è, a tuo avviso, l’errore educativo/la frase  più grave da non commettere/non dire? Il mio primogenito ha 13 anni, so di cosa stiamo parlando non solo in teoria. È un momento delicato perché arriviamo a questa età con mille timori e il rischio è quello di mettere troppi limiti e chiusure. Al contrario bisogna dare fiducia, cominciare ad allargare il campo, ma allo stesso tempo essere presenti con dolcezza perché gli adolescenti hanno davvero bisogno di sentirsi accolti e protetti perché spesso si sentono confusi e non sanno come spiegarlo neanche a se stessi.

Come sei arrivata alla pubblicazione per Mondadori? Ho un bravo commercialista che in realtà è un mentore, Oscar Sottocornola. Ha creduto in me e nel mio progetto e mi ha accompagnata in questo percorso editoriale.

Siamo in vacanza e i ragazzini sono alle prese con i compiti, quale atteggiamento suggerisci di tenere? Bella domanda. Tutti abbiamo bisogno di una pausa. Non stressiamoli. Approfittiamo per leggere insieme, tenere un diario, fare insieme la spesa per allenare i calcoli. Dopo qualche settimana di relax, magari affrontare i libri delle vacanze un pochino a giorni alterni. Ammetto di non essere una gran fan dei compiti.

Anche i genitori sbagliano. Se ci si accorge di aver dato risposte scorrette o comunque non pedagogicamente corrette, cosa suggerisci di dire per ristabilire un dialogo costruttivo con i figli? Prima di tutto di fare chiarezza dentro se stessi. Perché ho risposto così? Perché ho detto quelle frasi? In che situazione emotiva mi trovavo? Cosa avrei potuto dire o fare per essere più empatico ed efficace? E poi parlarne con i propri figli. Usando parole semplici e chiare, spiegare ciò che è accaduto.

Ragazzi e social network qual è la tua posizione in merito? Non molto positiva. Fino al 13-14 anni dovrebbero essere vietati. E poi monitorati. Si guardano insieme. E non più di un’ora al giorno. Mio figlio di 13 anni usa Instagram perché è uno skater e condivide foto e video di skate, ma il suo account è anche sul mio cellulare.

4 commenti su “Come parlare ai bambini …e non solo”

    1. Io l’ho trovato molto interessante, anche se come sai con ho bimbi in casa. Ma gli spunti sul dialogo sono sempre applicabili. Buona vacanza cara

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