Ho comprato questo libro d’impulso, l’ho visto nella scaffale della libreria, ho letto qualche riga e me ne sono innamorata.

Il protagonista è un uomo Diego, di circa 40 anni che si trova di fronte una bella ragazza, una di quelle con un “culo che parla”. Tra Diego e Sammi scatta una scintilla tra i loro corpi e la loro mente, un amore lontano dal perbenismo e dall’idea di amore romantico.

Diego è uno scrittore che vive di corsi di scrittura, con un ex-moglie e una figlia. Una vita difficile che rimbomba di sensi di colpa. Sammi è una ballerina, caparbia, dura, alle prese con una storia che sta per finire e tanti sogni lontani. E proprio lei propone una soluzione che potrebbe consentire di ottenere denaro sufficiente per pagarsi i sogni: prostituirsi tra una lezione di danza e l’altra trovando clienti attraverso annunci.

La scrittura di Cavina mi ha trascinato tra le pagine, tra i profumi e le risate dei protagonisti, tra le loro scelte e le loro scene di sesso. Uno stile secco, asciutto, lontano dalle storie patinate, crudo e dolce al tempo stesso.

Ho percepito così tanta verità che ho osato chiedere all’autore se accettava di rispondere alle mie domande. Cristiano è stato così gentile e sincero che talune risposte mi hanno commossa.

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Un libro, nel quale certamente non c’è la principessa e il principe, cosa c’è di autobiografico? Beh, di autobiografico c’è molto. Forse tutto. Ma quando poi trasporti tutto nella narrativa, è come se non ci fosse niente.

Ora, cosa è per te ora l’amore? È curiosa, questa domanda. Soprattutto quel ‘ora’. Non credo che l’amore, come vivi l’amore, cambi, con il passare del tempo e dei casi della vita. Resta sempre quella roba lì.

E il naso storto quindi risale ad un evento reale? (nel libro Diego si “batte”  con l’ex di Sammi)  Sì. In realtà erano tre, l’ex aveva portato due amici. Che alla fine mi hanno picchiato (e rotto il naso). Prima però avevo rotto il braccio a lui.

Tra Diego e Sammi non ci sono mezze misure, tu ora saresti ancora disposto ad annullarti come Diego per amore? Sì, sarei disposto. Come lo ero disposto prima, come sarò disposto se capiterà ancora.

I protagonisti, decidono di seguire i loro sogni, Sammi soprattutto, ora quali sono i tuoi sogni/desideri? Non saprei. In realtà il bello dei sogni non è esattamente realizzarli, quello è un momento che quando ci riesci dura un attimo. Il bello è la strada che riesci a percorrere provandoci. E se dai tutto quello che hai, che tu riesca o no, rimane una cosa bella. Completa.

“Difficilmente due esseri umani restano in speme per tutta la vita. Le storie d’amore vanno in malora, a un certo punto, caratteri iniziano a respingersi. Ma ci sono sederi che potrebbero tenerti attaccato per sempre”. Lo persi realmente o lo hai solo fatto dire al protagonista del libro? Il carattere della persona di cui ti innamori, la facilità con cui riesci a starci insieme, avere un modo comune di ridere della vita o di prendere le mazzate che inevitabilmente arrivano, alla fine sono queste le cose che contano. Ma quando conosci qualcuno, almeno io, non ho un sensore che rileva quello che ha dentro, non ho il radar per l’anima, e i miei occhi cadono anche lì. Però si, un po’ la penso come Diego. Ci sono sederi da cui diventa difficilissimo separarsi.

Nel libro si fa spesso riferimento alla risata, come momento di complicità. Tu ridi spesso oppure no? In quali contesti, in coppia? Con gli amici? Il mio scrittore preferito, Eduardo Galeano, una volta ha scritto: “Quello che conta nella vita è ridere. E ridere in compagnia.” Quindi sì, rido spesso. A casa, con i miei figli e i loro amici, con la mia ragazza, con i miei amici. E anche con gli sconosciuti. E poi sono romagnolo. È molto difficile che con gente intorno io possa essere triste. Quella è una cosa di cui mi occupo da solo.

E gli odori, i profumi che sono fondamentali per i protagonisti. Lo sono anche per te? Quelli del cibo sì, di sicuro! Per il libro – e per la mia vita – beh, l’odore di quel falso gelsomino è qualcosa che se lo vivi come lo hanno vissuto i protagonisti, non ti toglierai mai di dosso.

Quali sono per te “le piccole sciocchezze che rendono una storia speciale”? Prendersi in giro su cavolate, appiccicare pezzetti di nastro adesivo qua e là con frasi dolci o stupidate, battute che fai quando sei con altri che solo voi due capite; non saprei, tante piccole cose trascurabili che lì per lì sembrano non avere nemmeno peso, ma che poi quando passa il tempo sono la parte più grande della tua storia d’amore

 “La felicità, come il sesso, funziona a dovere solo se c’è qualcun altro”. Sei felice in questo momento? Io sono un disgraziato. Sono felice anche quando sono triste. Cioè, boh, mi sembra tutto parte della stessa cosa, di questo viaggio pazzo, su questo pazzo pianeta, che ho cominciato 45 anni fa contro la mia volontà. Sono felice d’essere vivo. Anche le cose che mi hanno fatto malissimo, valeva la pena passarle. Anche quelle che bruciano ancora.

 Vivi a Casola, una piccola città di provincia, cosa ti piace di questo stile di vita? Ti ringrazio per la parola ‘città’! Diciamo che con 2800 abitanti siamo al confine tra paese e borgo. Non so, ci sono nato, È circondata da boschi, ci passa in mezzo il fiume. Ci sono i lupi, qua intorno. La notte è buio e a volte, l’estate, vedi l’alone delle nebulose di gas della Via Lattea. Mi piace. Sono un vitigno che hanno piantato qui. Boh. Non so. Potrei anche stare da un’altra parte, ma sarei un’altro tipo di vino.

Come è il tuo rapporto con la scrittura? Scrivi ancora a penna? Hai sempre in mente una storia prima di scrivere oppure storia e protagonisti si sviluppano man mano che scrivi?  Diego dice “dovettero credere che fossi l’uomo più fortunato del mondo, a fare un mestiere così meraviglioso”.Fare lo scrittore è un lavoro meraviglioso? Scrivo a penna. Stilografica. Sono un patito di cancelleria. Più o meno quando inizio so cosa voglio dire e dove voglio arrivare, e la storia la conosco perché in un modo o nell’altro l’ho vissuta o l’ho sentita. Oppure perché me la invento di sana pianta ( come quando scrivo i miei libri per ragazzi)

Scrivere è bellissimo, quando scrivi e ti viene.

Poi è complicato, sopratutto se non hai mai scritto un bestseller. però vivo del mio mestiere, scrivo, insegno scrittura, racconto storie in giro. È come fare l’equilibrista senza rete di protezione. Dipende tutto da me. È un lavoro meraviglioso e terribile.

Come di definiresti come padre? Autodidatta, senza alcun tipo di esempio precedente (Sono figlio di una ragazza madre. Ho il suo cognome. Non so chi sia mio padre)

Hai un nuovo libro “in testa” o “nel cassetto”? Certo, il 4 è uscita la seconda puntata di Pepi Mirino, una serie per ragazzi. Le altre cose non posso dirlo, porta male parlarne prima che escano, Gli dei della Narrativa sono capricciosi, specialmente con gli scribacchini appesi a un talento mediocre.

 

Vi siete mai innamorati di Sammi? Una normalizza ragazza italiana, con i lunghi capelli neri raccolti in una coda e le fossette in fondo alla schiena. Riceveva tra un turno di lavoro e l’altro. Insegnava danza. Una ragazza coraggiosa. E amava soltanto me. Per tutti gli altri, costava ottanta rose mezz’ora.

1 commento su “Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina – intervista –”

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