Heidi, l’ultimo libro del fantastico Francesco Muzzopappa, Fazi Editore

Sottolineando:

– Un libro di una ironia travolgente;

– La vita dei milanesi raccontata alla perfezione, impossibile non ridere!

– Una storia d’amore lontana dai soliti cliché.

Qui sotto trovate la mia intervista a Francesco, mentre se volete saperne di più sulla trama e le sue sfaccettature vi suggerisco di leggere la recensione di The Book Diver (Francesco Coco).

Guardi la tv? Se sì cosa? (….la tua espressione “entrano in tv attraverso il cavallo di troia dei talent e poi finiscono per infettare l’intero palinsesto” mi ha fatto morire dal ridere) Ne guardo molta e ne studio tanta. Crescendo (invecchiando, credo sia il termine più corretto) ho iniziato ad appassionarmi alle cose in bianco e nero, documentari su Rai5, Techetechetè, cose di questo tipo. Ma in genere, per stimolare il mio senso del grottesco, divoro l’ultrapop che vorrebbe essere divertente e kitsch, e che invece scivola miseramente nel trash, programmi in gran parte citati in Heidi.

Il mondo del lavoro milanese, imbruttito, che hai descritto è purtroppo quello che io ho vissuto, non credi però che tra i giovani stia cambiando qualcosa? Può essere, non riesco a generalizzare. Esistono certamente degli spaccati più felici rispetto a quelli descritti nel testo, ma temo ogni grande metropoli richieda in ambito lavorativo dei ritmi totalmente al di fuori dagli standard canonici. A meno che non si vada, non so, in Danimarca, o in certi paesi nordici. A Milano è difficile si stacchi alle 6 di sera, soprattutto in periodi come quelli che stiamo attraversando, in cui spesso sono proprio i giovani a subire i ricatti dello sfruttamento, magari sottopagati e con la minaccia di essere facilmente rimpiazzati da chi accetta qualunque condizione pur di avere un impiego. Una società a perdere.

Vinello, pescetto, robina, salamino…..certo che i milanesi usano un linguaggio un po’ “snob”, come è diventare milanese provenendo da Bari?  Amo Milano, una città che mi ha offerto opportunità anche al di fuori delle mie competenze. Da laureato in Lingue avrei potuto accettare l’offerta di restare in facoltà come ricercatore. Ho invece rischiato scegliendo di spostarmi al Nord per crearmi un percorso in pubblicità, un settore fortemente competitivo che mi ha permesso di crescere come persona e professionista. Nonostante lo spostamento, però, il legame con la mia terra non si è mai sfilacciato. La lente umoristica, violentemente caustica, che utilizzo in Heidi per raccontare Milano è in effetti quella di un pugliese privilegiato, che negli anni ha potuto appuntare mentalmente molti tic e manie a volte divertenti, a volte surreali.

Nel libro la protagonista parla di insicurezza, che “un analista definirebbe disturbo mentale”, le tue insicurezze quali sono? Restando in tema: scrivo commedie, forse il genere più rischioso da proporre in editoria. Il mio patto con il lettore può essere riassunto nella frase “io ti farò ridere”, promessa di cui non ho mai alcuna certezza. Tutti noi ridiamo di situazioni diverse, gag fisiche, giochi di parole, battute in punta di fioretto, umorismo british, sarcasmo di stampo americano o ebraico. Di sfaccettature ce ne sono tante. La prima incertezza è proprio questa: riuscirò a divertire sul serio? E quanti? I lettori mi abbandoneranno alle quarta pagina? Coglieranno quel riferimento che ho nascosto nella terza frase del secondo capitolo? Un inferno.

Chiara usa il taccuino quando è ansiosa e nervosa, tu cosa fai quando sei nervoso? O magari non sei mai nervoso? Nervoso no. Piuttosto mi ritengo una persona molto riflessiva e fin troppo razionale. Ho delle mie paure, magari momenti d’ansia, ma nervoso no, quello mai. Non vado in escandescenza, non impazzisco, ho una pazienza invidiabile. Perdo dei soldi? Fa niente, torneranno indietro. Perdo un treno? Che importa, ne passerà un altro. In questo sono molto fatalista.

Non hai pensato di adottare un cane? Lo dico perché io ne uno, anche se non sono una delle turbofighe delle quali parli nel libro. Con la mia compagna prima o poi ne adotteremo uno, di taglia media, o piccola. Per sfidare le turbofighe sul loro stesso piano, ovviamente. E vinceremo.

“Il lavoro è una parte del tutto. E che il tutto è composto anche dal resto. E che il resto, di solito, è la parte più interessante”. Cosa fai nel tuo resto? Il mio resto è leggere (anzitutto, tantissimo) e scrivere. Certo, mi piacerebbe comprare una consolle per videogiochi, ma la mia parte razionale non vuole: sa perfettamente che non scriverei mai più una riga in vita mia. Al solito, ha ragione lei.

ph:fmphotographers

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