“Perché al là di tutte le ragioni sociali e psicologiche che posso trovare per quanto ho vissuto, ce n’è una di cui sono sicura più di tutte le altre: le cose mi sono accadute perché potessi renderne conto. E forse il vero scopo della mia vita è soltanto questo: che il mio corpo, le mie sensazioni e i mei pensieri diventino scrittura, qualcosa di intellegibile e di generale, la mia esistenza completamente dissolta nella testa e nella vita degli altri”.

Queste sono le parole di Annie Ernaux nella parte conclusiva del suo libro “L’evento”, appena uscito in Italia per L’Orma editore con la traduzione di Lorenzo Flabbi.

Ancora una volta, come nei libri precedenti, la Ernaux non parla solo di se stessa, o meglio parla della sua esperienza tracciando un quadro di storia sociale.

Siamo nel 1963, l’autrice ci racconta di un aborto in un periodo nel quale era illegale, di come si poteva rischiare la vita quando si decideva di non portare a termine una gravidanza.

La parola aborto era inevitabilmente legata al concetto di punizione, di colpa, di reato. Non c’era nessuna attenzione alla sofferenza, né a quella fisica né a quella emotiva che accompagna questa scelta.

Il corpo nei primi mesi di gestazione si modifica, “il seno e i fianchi spingevano sotto i vestiti”, ma non sembra che nulla sia cambiato, si ha “l’impressione di essere incinta in maniera astratta”. La Ernaux ci racconta di come la sua vita sembrava fluire in modo normale, ma in realtà la sua anima viveva un tempo sospeso, in attesa che l’evento potesse mettere la parola fine.

Ma l’evento è IL libro da scrivere, perché attraverso la scrittura si può uscire dal momento vissuto e, grazie allo scrivere, si costruisce la prospettiva di vivere il dopo e di cancellare il senso di colpa.

Come dice la Ernaux la sua scrittura diventa “intellegibile” e la sua esistenza “dissolta nella testa e nella vita degli altri”.

Nel libro al termine aborto non viene mai accostato nessun aggettivo, quasi a sottolineare il fatto che rappresenti più che altro un fatto, un elemento, la parola scritta che segna il passaggio dell’autrice al dopo, alla prospettiva di una  assoluzione personale e collettiva.

Lo stile è come sempre asciutto, scarno, sempre a togliere più che ad aggiungere, un altro elemento che mi fa amare i libri della Ernaux.

Ho letto tutti i libri di questa autrice che, fino ad ora, l’Orma editore ha pubblicato in Italia, e “L’evento”  insieme a “Una donna” sono quelli che mi hanno colpita in modo particolare. Ricordo esattamente il momento di lettura di entrambi, la sensazione provata a pelle  e la visualizzazione che ha evocato in me la lettura: parole per l’anima.

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